Enzo Scolpisce una Scultura Danzante

Nella pittoresca ambientazione dell’orto botanico, nel ristretto “diazoma” di una skenè naturale, Enzo Marino rappresenta/immagina la sua libertà su livelli mutanti. Il legame etimologico tra “nomòs” (spaziale), nòmos (musicale) e nomàs (errante) caratterizza anche il nomadismo mediale di cui fa uso Marino.

Il nomadismo che crea sulla scena, è aperto e si scaglia contro l’Eudemonismo e il rigido Empirismo estetico. Attraverso lo scalpello che vibra irregolare nel vuoto, l’artista esegue simboleggia e “colora” i rumori pre-figurativi in timbri sonori e trasforma il topos di un giardino in una stanza dei suoni, uno spazio del suono. Nella lavorazione scultorea dei rumori prefigurativi, il pubblico di questo spettacolo diventa testimone di una conquista musicale dello spazio ((νομός). Con il destarsi del materiale artistico alla vibrazione, il pubblico si confronta con la trasfigurazione dei ru-mori modellabili e con l’atteggiamento intenzionale dell’artista. L’artista appare sulla scena come “suggeritore” dei (non) rumori e aiuta il pubblico a raffigurare.

Enzo Scolpisce Il Canto

E’ una ambiguità azzardata, che consegna al caso la rappresentazione del non rappresentato. Finché l’opera inarticolata rimane nella sua memoria, la scena delle varietà inter-mediali è in atto. La non presenza dei suoni minaccia l’esistenza della scena,

essa è possibile solo in quella relazione e può sopravvivere solo grazie alla disponibilità del pubblico. L’intermezzo mediale di una scena è il vuoto. Il vuoto in quanto medium della transizione tra l’artista creativo e l’oggetto “creato”, oggetto sonoro (objet sonore) permette ai rumori ri-contestualizzati di diventare sculture. Il significato mediale del vuoto si differenzia a seconda del contesto filosofico. Secondo i fiolosofi atomisti (Democrito e Leucippo) il vuoto è paragonato al non essere mentre l’essere al pieno.

Enzo Scolpisce Il Fuoco

Questi ultimi sostengono che il vuoto è spazio vuoto (κενον), e il pieno spazio pieno(πλερης),, al cui interno si possono esaminare il pieno e il vuoto come predicati o come esistenza di un terzo. Di conseguenza ogni stato del divenire e del trascorrere

crea un nuovo tempo, che provoca una rappresentazione presente. L’elemento figurativo di questo processo è la presenza dell’idea del nulla, che grazie al cambiamento continuo si trova in diretto scambio con il Tutto plastico e in costruzione. La presenza diegetica (attuale) del Sonoro (diegetic sound) sulla scena di un “Caso” (Wittgenstein) rende fragile l’unità della scena stessa. Nella quiete della fuga metamediale vengono mostrate le transizioni dal Non Essere all’ Essere e dall’Essere al Non Essere. Attraverso il raggiungimento, tramite l’oscillazione di un objet trouvè , di un plateus aperto si giunge alla collaborazione ricettiva sul piano del disegno. In tale relazione risulta differente il circuito del significante e del significato ed evocata l’assenza dell’assente. Questa catena del significante comincia con l’ universalizzazione del vuoto del significante, in cui ogni denotato si riferisce alla sua base reale. Il significante non viene chiarito immediatamente dal relativo significato, quanto piuttosto dall’incontro con altri significanti .Un significante è ciò che un soggetto rappresenta per un altro significante3. Poiché il soggetto creativo presenta la sua forma sonora attraverso la spazializzazione dell’aria, egli abilita il soggetto ricevente a rappresentare espressivamente la totalità di questi disegni.

Enzo Scolpisce L'Aria

Secondo Anassimene l’aria infinita è la divinità della Presentazione in divenire continuo, che si può tra-sformare attraverso la diluizione in corpi rigidi o fluidi. La fluidità del Presente con la sua variabilità spaziotemporale trova il suo completamento

in una scultura performativa aerea. Con la trasfigurazione di un palloncino nella scultura, Marino dà una nuova aura al materiale non degradabile. Questo moltiplicato objet trouvè, in quanto medium plastico, è diventato un elemento fondamentale della straordinaria tecnica performativa di Marino. Egli distribuisce i suoi oggetti originali al pubblico a favore di una comunicazione estetica. Con questa distribuzione dei suoi multipli agli altri egli ripartisce se stesso e riunisce le parti produttiva e ricettiva dell’opera d’arte.

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