Drawing

“Il mio colore” “Ho coscienza che non esiste il colore. È solo un’illusione! Il colore è una percezione astratta che appartiene al mondo delle idee figurate, scaturito ed acquisito attraverso l’atavico esercizio quotidiano per individuare, delimitare, raccontare e classificare quanto avvertiamo intorno a noi. Si colgono i barbagli dal buio, chiaro dal nero pesto, si da forma per poi riconoscerli anche al tatto, si da un sapore per il palato, un odore per l’olfatto, un gioco per le emozioni. E’ una l’alchimia complessa che sfocia poi nella percezione visiva colorata.



Il colorare è uno dei giochi visivi dell’uomo. Può essere di dolce routine, a volte fiacco e noioso, a volte libero ed esaltante, ma può essere anche intrigante, trasgressivo, oppressivo e violento. Esso è un gioco esistenziale, per affascinarci e accattivarci alla vita, dove tutto il percepibile viene rielaborato in un meccanismo mentale complesso raffinato evoluto ed abbellente. La mente umana s’impregna degli oggetti, dei suoni, del gusto, dei profumi, dei sentimenti, delle logiche, delle sensazioni, delle emozioni ma senza il loro colore, senza il loro profumo, senza il loro sapore, senza l’emotività e indugia in un lungo contatto lascivo con essi. Ma loro sfuggono dai sensi e allora li insegue, li liscia, li sfiora, li accarezza. E poi li ingoia e li trattene nel suo ventre mentre l’inconscio li manipola, dà loro una diversa consistenza, una nuova forma-idea e li colloca in un luogo indefinito dove lo spazio è palpabile ed il tempo è fermo. Qui si incontrano e si scontrano ancora con l’umanità di carne e di idee, si digeriscono e si somatizzano anche generando così una nuova materia viva che si ritrova poi sulla tavolozza, sui rulli, tra i pennelli e in trame colorate …sulle tele della vita. Il dipingere è una espressione molto simile al travaglio dell’essere umano nel colorare la vita. Il dramma o la gioia che possono essere raffigurati in un’opera d’arte sono concretamente espressi nel prodotto della mente umana quando assegna distingue e coniuga i colori. L’uomo ogni qualvolta che apre gli occhi ridipinge, in una frazione di millesimo di secondo, i suoi oggetti, il suo ambiente, la sua vita. Simili ma mai uguali, basta un fenomeno meteorologico, un’emozione, una indigestione, una sensazione o una folata per dare nuovi toni e sfumature alla sua visione. L’uomo dipinge in continuazione un’opera d’arte in progress. La sua inconsapevole, intima, splendida opera d’arte. La vita. Quindi, l’idea dell’inesistenza del colore trova immensità nell’atavico mondo primordiale, nei tempi mitici di quando il mondo viveva in bianco e nero, quando l’uomo incespicava nello scoprire se stesso e l’universo ed aveva bisogno di fissare e catalogare nella mente tutto quanto annusava. Il tempo, l’esercizio e l’evoluzione della specie hanno velocizzato tanto il gioco del dipingere il mondo che ormai non ci si rende più conto. Una illusione diventata statuto.

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